Avventura in Sardegna

Sembrava proprio un altro mondo. In viaggio sul treno per Cagliari che ha atteso l'arrivo del nostro traghetto da Genova, osservavo incuriosito il paesaggio che scorreva rapidamente al finestrino, così diverso ai miei occhi di continentale. Un sole forte e insistente illuminava la carrozza del navetta, mentre il D.445 in testa rombava sulle salite e nelle strette curve della difficile dorsale sarda. Piccole fermate nel nulla sfilavano scomparendo persino dalla memoria dei viaggiatori abituati a percorrere questa tratta. Fra greggi, rocce e nuraghe corre il treno alla ricerca della meta finale, la stazione di Cagliari, con quella sua inutile quanto beffarda catenaria tesa in aria per gioco. Un rapido spuntino al bar che s'affaccia sulla 744 monumento ed ero già pronto, carico dello zaino e della borsa fotografica, ad affrontare i tre chilometri che separano la stazione FS dall'insignificante capolinea delle FDS. Ormai era fatta, dopo 12 ore di traghetto , 7 di treno e tanti chilometri fatti, ero quasi arrivato alla meta: l'albergo a Seui che avevo prenotato il mese prima avrebbe fatto da tappa fino alla partenza, il giorno successivo, del treno speciale che con tanta fatica avevo organizzato e......pagato!

Una rapida occhiata al tabellone delle partenze e la paura mi colse : senza nessun avviso, semplicemente appiccicando un foglio di carta sopra il vetro del tabellone, si portava a conoscenza dei viaggiatori che tutto il traffico ferroviario oltre Mandas era stato soppresso per cause non meglio definite. Mi ritrovavo così alla fine anticipata della mia trasferta, con la prospettiva di perdere treno, foto e soldi!!! Rimanevano due alternative: prendere un autobus che mi avrebbe condotto fino ad un paese a soli 70 chilometri da Seui, o telefonare e chiedere consiglio al mio amico Amedeo di Mandas - guarda caso dipendente delle FDS - sul da farsi. Scelsi la seconda ipotesi e rapidamente spiegai cosa stava succedendo, certo non senza un pò di rabbia e di amarezza. Molto tranquillamente Amedeo mi disse di arrivare con l'ultimo treno fino a Mandas, poi avremmo deciso cosa fare.

Detto fatto eccomi sull'unica carrozza - una ex circumvesuviana - del mio treno, tirato da un bellissimo locomotore LDe.600 che romba e fuma come un rimorchiatore zigzagando fra le colline gialle e marroni all'inseguimento di un improbabile binario da 24 Kg/mln. Bello, bellissimo: che paesaggi, che silenzi e che profumi. Ma la preoccupazione era la padrona dei miei pensieri e gli sguardi degli altri passeggeri - poche per la verità - fissi su di me scivolavano via senza darmi noia. Arrivato a Mandas, trovai subito Amedeo ad aspettarmi. Sapevo già he mi sarei fatto una bevutina con lui, ma mai avrei immaginato quale favore stava per farmi. Dopo aver passato qualche ora a casa sua, mentre il buio calava fra i monti, e dopo molti bicchieri di birra, il momento giunse. Così, come se niente fosse, mi accompagnò insieme al genero, per quei 70 chilometri di strada tortuosa completamente deserta e priva di illuminazione che ci separavano da Seui.

Giungemmo all'albergo che erano le 23.00, appena in tempo per una rapida quanto buona cena tipica, accompagnata dal classico mirto offertomi dai miei benefattori (!!!). A notte inoltrata andai a controllare il treno già fermo nel piazzale della stazione e lo vidi li, come un animale a riposo, sotto un cielo stellato che si può osservare solo con un telescopio. Già pregustavo le giornate successive.

All'indomani mattina, verso le 9.00, i ferrovieri erano già al lavoro, manovrando per comporre il convoglio a seconda dei gusti del sottoscritto; il primo giorno avrei fotografato un merci Seui - Arbatax, una vera perla di antichità. con carri con ruote a razze e freno in garitta - con i frenatori impegnati per tutto il viaggio - e bagagliai a terrazzini con cassa in legno. Una bellissima LDe sarebbe stata alla trazione. Il secondo giorno il viaggio sarebbe stato da Arbatax a Mandas con la stessa LDe e una carrozza. Il viaggio è stato qualcosa di indescrivibile, per i paesaggi attraversati e per il fascino della composizione. Profumi e natura selvaggia avvolgono questo stretto binario che si snoda nella desolazione più assoluta, tanto che ora questa tratta è chiusa al traffico regolare.

Giunti ad Arbatax nella tarda serata e ricoverato il convoglio per la notte, mi sono unito al personale alla ricerca di un buon ristorante. Sazio, approfittai della gentilezza di un manovratore che mi portò in un albergo di Tortolì per la notte e che mi offrì l'immancabile bicchierino di mirto prima che mi abbandonassi al sonno e al pensiero della giornata che veniva. La mattina, facendo autostop, arrivai alla stazione che il convoglio passeggeri era già pronto per la partenza, avvenuta in ritardo per la richiesta - da parte di un giornalista locale - di intervistarmi! La notizia della chiusura di queste tratte aveva infatti mobilitato le popolazioni locali....ma a tutt'oggi le linee sono ancora chiuse.

Dopo aver sostato parecchie volte per scattare suggestive inquadrature, stavamo arrivando nei pressi di Villanovatulo - dove l'invaso di un lago rende questa tratta veramente spettacolare - che l'imprevisto meteorologico ci colse con un fortissimo temporale e grandinata annessa. Persa questa opportunità, l'arrivo a Mandas fu in anticipo di quasi due ore. Salutati tutti, Amedeo che mi attendeva, il personale del treno e di stazione, salii sull'ultimo treno per Cagliari dove avrei poi trascorso la notte successiva. Non c'è che dire! Sei rulli di foto veramente spettacolari nella borsa, tanti bei ricordi e un immane desiderio di tornare, questo in soli due giorni di permanenza in terra sarda.

Ricordo l'incredibile cordialità di tutti quelli che ho incontrato e la disponibilità assoluta dei ferrovieri e della direzione che si è mossa in fretta pur di esaudire il desiderio fotografico di un appassionato un pò eccentrico. Ora, riguardare a casa mia quelle foto, mi riporta là, come fossi ancora pronto per un altro viaggio nel paradiso in terra....e pensare che bastano poche ore di traghetto.