Automotrici della bassa

Per almeno 30 anni lo stemma OM è stato simbolo di ferrovia, qui in queste pianure assolate e silenziose. Sin dalla metà degli anni '60 le ALn.773 e 873 presero in carico i servizi locali sulle linee facenti capo al Dl di Mantova. Milano-Codogno-Mantova, Mantova-Legnago-Monselice, Mantova-Legnago-Rovigo e Verona-Mantova-Modena sono state le direttrici dove queste automotrici hanno sostituito nel corso degli anni prima le ALn.556 e poi le ALn.880 e le ALn.990.

Sin da bambino, nei viaggi che facevo con i miei genitori per andare dai nonni in quel di Goro, questi mezzi attraevano tutto il mio interesse di neo-railfan, con il loro rombo sordo e con l'odore della nafta che permeava l'ambiente. Nella lunga traversata da Milano C. a Ferrara scorrono paesaggi torridi e sonnacchiosi, dove nelle piccole stazioni i pochi passeggeri cercavano riparo all'ombra dei salici. L'aria calda entrava dai finestrini mentre le tendine scure svolazzavano e distraevano con il loro movimento gli sguardi dei viaggiatori annoiati. La traversata comportava ben due inversioni di marcia: a Mantova e a Suzzara; si percorreva la concessa FSF incrociando le vecchie littorine Fiat e il lungo convoglio della Freccia Orobica. E intanto io stavo ritto al finestrino del piccolo rimorchio Ln.664 ad osservare i binari scorrere via...

Fino al 1994 il prezioso contributo di questi mezzi è stato rilevante - ancora effettuavano la sezione diesel della Freccia della Versilia - poi tutto ha iniziato a cambiare: ALn.668 di diverse serie cominciavano a spodestare le ALn.773 e le più potenti 873. Arriva poi l'elettrificazione che ha finora risparmiato solo la linea di Rovigo; il CTC ha snaturato l'atmosfera di così tante stazioni ora deserte e vandalizzate. E' immancabile, sebbene la pianura conservi ancora quel suo fascino nascosto, ferroviariamente si chiuse un'altra epoca. Non si sente più il rumore del diesel sotto le arcate di Milano Centrale o quel borbottio sommesso - quasi da battello - di una coppia fidata ALn + Ln che già da lontano, nel silenzio dei campi annunciava l'arrivo del treno. Quanti viaggi fatti alla ricerca delle "setteesettantatre", per fermare nelle memoria quei ricordi di quel viaggio fatto da bambino...

Si andava a colpo sicuro, non c'erano infiltrazioni: tutti i treni classificati 55xx erano da fotografare, al massimo variava la composizione: 2 o 4 pezzi. L'unica fortuna da cercare negli ultimi anni era quella di beccare automotrici con i frontali originali, da quando le officine iniziarono a sostituire le porte frontali e i vetri del posto di guida in un tentativo di mantenere le condizioni di servizio dei macchinisti al passo coi tempi. Sicuramente per i passeggeri l'accantonamento di questi mezzi - favorito e velocizzato anche dalla questione amianto - ha comportato un peggioramento di comfort: non c'è paragone fra i morbidi e grandi sedili vellutati delle 773 e quelli piccoli, stretti e appiccicosi delle 668. Ma dal 1956 - anno di costruzione della prima unità di questa serie - ad oggi, l'evoluzione tecnica ha fatto passi da gigante, al prezzo di perdere immagini e ricordi di un Italia del passato.