La ferrovia di Lasa

Erano 12 anni, dal Novembre 1986, che la mia curiosità di fotografo e appassionato di treni serbava l'interesse per questo impianto nascosto e insolito, da me scoperto grazie ad un articolo sul n° 65 di TreniOggi. Finalmente mi sono deciso e insieme ad alcuni amici siamo partiti in direzione Val Venosta. Lì, nel paese di Lasa - provincia di Merano - si trova uno degli impianti più curiosi ed originali ancora esistenti: le ferrovie e la funicolare delle cave di marmo di Lasa.

Costruite nel 1927 per collegare la cava in grotta ad oltre 1600 metri s.l.m. con la stazione della ferrovia Merano-Malles, da allora - ininterrottamente per 11 mesi all'anno - queste ferrovie svolgono il loro lavoro nascosto dalla vista dei pìù, rappresentando nel 2001 un vero esempio di archeologia industriale intatto nei decenni. Il ciclo lavorativo inizia di prima mattina, quando i blocchi di bianchissimo marmo vengono portati dalla teleferica in alta valle di Lasa al termine della ferrovia superiore. Qui, in un paesaggio incredibile fra conifere, cascate, rocce e torrenti sta il piccolo capolinea di due binari del breve tratto di 2km che porta al piano inclinato. La linea in questi tratti è indice della difficile sopravvivenza di un binarietto da 1 mt. fra frane improvvise e cedimenti del terreno. I muraglioni che reggono a mezzacosta il binario sono rigonfi verso l'esterno e rincalzati d'urgenza con marmo di risulta, le rotaie sono quanto di più scalcinato abbia mai visto: brevi spezzoni da 24kg/m si alternano a pezzi da 36kg/m, le rocce e i massi precipitati lasciano segni profondi sul fungo e sulle traversine, prima piegate di forza, poi segate e ricongiunte alla belle e meglio.

La catenaria - forse a causa di questa difficile resistenza - non c'è più, rimangono i pali qua e la, storti e disallineati. Le loco TIBB infatti sono ora a tutti gli effetti diesel-elettriche: private dei pantografi hanno i motori elettrici del 1928 alimentati da un mini-alternatore mosso da un piccolo motore diesel. Il trenino fra i boschi impiega 10-15 minuti per fare i 2 km, fra scossoni e cigolii, ed è composto al massimo da due carri.

Al capolinea superiore i carri vengono spinti dalla loco fino al termine del binario che porta sul paranco del piano inclinato. Su questo enorme paranco di ferro e legno i carri sono spinti per gravità, frenati e bloccati da ganasce, in attesa del segnale d'inizio delle operazioni. Quando tutto è pronto, i paranchi del piano inclinato vengono sbloccati e lentamente si muovono incrociandosi a metà percorso. Dalla valle sale quello con un carro scarico mentre l'altro che scende porta un carro con il primo blocco di marmo. Sui paranchi stanno due operatori muniti di un'asta che - messa a contatto di un filo laterale - serve per segnalare irregolarità o emergenze; a metà percorso, con movimenti degni di un funambolo, i due uomini si scambiano di posizione, mentre i due paranchi si muovono.

Arrivato a valle, il carro carico viene agganciato da un'altra loco TIBB che prima aveva portato li l'unico pianale scarico. Solo 800mt. separano la funicolare dall'ingresso del magazzino della Lasa Marmi spa; vengono percorsi in una decina di minuti fra filari di meli carichi di frutti e prati in fiore. Il treno passa sopra un ponte metallico a cavallo dell'Adige ed entra nel cortile della ditta, dove poi i blocchi saranno caricati sui camion per la spedizione. Questo anche a causa della chiusura della ferrovia venostana. Il ciclo si ripete per 4/5 volte, in base a quanti blocchi sono stati estratti nella notte o alla mattina.

Un mondo nascosto, che pensavo ormai scomparso. Manovre e mezzi appartenenti a tempi eroici in cui la meccanizzazione era ancora una conquista, in un contesto idilliaco come può essere solo l'Alto Adige. Un lungo viaggio mi ci ha portato e lunga è stata l'arrampicata per arrivare alle cave, ma queste immagini rimarranno a lungo come un esempio di avventura e sfida umana contro la montagna.