Alla Nord!

Ferrovie Nord Milano. Una concessa, un mondo a se! Fu nel 1991/92 che le conobbi per bene, dopo quei pochi entusiasmanti viaggi fatti da bambino - con mio papà - alla primordiale scoperta della sensazione del viaggio in treno. Nel 1990 feci una fugace visita alla stazione di Piazza Cadorna per altri motivi e ne rimasi ancora una volta rapito: tra la folla che ad ondate andava e veniva dai marciapiedi e dalle scale mobili, apparivano in un moto continuo quei mitici treni marroni che tanto hanno contraddistinto le FNM.

Tra ronzii di vecchi compressori, porte manuali sbattute e fischi  - di una tonalità diversa da quella FS - si respirava un caratteristico odore di olio e di treni che è scomparso ormai da tempo. Quelle vecchie pensiline in ferro arrugginite sotto le quali chissà quante generazioni di pendolari si sono avvicendate. La bella tettoia rotonda dei tre binari  a sinistra  - proveniente dal vecchio mercato di Varese - era già stata demolita, e i primi segni del futuro invadevano quest'angolo di vecchia realtà milanese. Già si era iniziato a scavare per gettare le basi della nuova stazione, più moderna e razionale, ma senza dubbio meno romantica e interessante di questa! Allora capii!

Quanto tempo mi rimaneva per immortalare con la mia macchina fotografica tutto ciò? Non ci pensai un secondo e organizzai appena possibile qualche visita alla Nord. Nel 1991 cominciai a lavorare come impiegato e dovetti scendere a patti: fino alle 17.00 in ufficio, dalle 17.30 fino al tramonto a Cadorna! E così feci: andai in quella stazione almeno 15 volte, anche alla mattina presto, prima delle 8.30. Fissai su dia e stampe quelle manovre e quei treni, più e più volte. Vedere arrivare lentamente dalla rampa della Bullona e sugli scambi fitti una EB con il suo seguito di rimorchi o le composizioni multiple fino a otto pezzi mentre un trattore DE.500 si prepara a scartare qualche carrozza - le ultime per la verità - aggiunta in coda come rinforzo era un vero spettacolo. Alla mattina giungevano i due ordinari delle 8.00 da Varese e da Como con le E.600 o le E.610 e carrozze non navetta.

Avevo imparato a curare che macchina era in testa al secondo treno che avrebbe fatto i merci fra Seveso e Camnago FS lo stesso pomeriggio, speravo di riuscire a fotografare bene il mitico otto pezzi tutto marrone che arrivava da Laveno alle 7.30. Al pomeriggio invece lo spettacolo era assicurato dagli ordinari che portavano i pendolari alle loro case nell'hinterland, fino a 4 treni con E.600, 610 o 620 attendevano di partire uno dopo l'altro mentre sui primi binari tutti i giorni partivano le multiple di EB ed EBD con rimorchi per Novara e Asso. E tutto era controllato dalla vecchia mitica cabina in legno che stava là, nel bel mezzo del groviglio di binari, pali e scambi.

E poi è arrivato il futuro che l'ha rasa al suolo per far posto ad una modernissima cabina ACEI con l'aria condizionata e tutti i comfort. "Questa carrozza non parte" recitava il cartello che stava appeso ai corrimani delle carrozze lasciate contro i paraurti in attesa del loro impiego serale; un particolare come tanti scomparso con l'avvento sempre maggiore delle composizione bloccate e con la sparizione delle manovre.

Il progresso ha portato il Malpensa Express, le asettiche banchine alte e i binari ancorati alle piattaforme elastiche di calcestruzzo. Ma sta per cancellare anche l'ultimo baluardo delle vecchie FNM: la stazione di Bullona. Il quadruplicamento che si impone per migliorare il sempre crescente servizio mieterà la sua vittima fra qualche anno, ma per allora spero di essere riuscito a fermare il tempo in un' immagine un numero sufficiente di volte!