Tanto per cominciare

Non è molto che faccio fotografie. Ho iniziato a scattare con risultati grezzi nel 1987, durante una delle prime manifestazioni che si facevano a Luino. Allora ero un ragazzino e già ne capivo parecchio sui treni, leggendo sin dai primi numeri "iTreni" e rimanendo soprattutto colpito dall'aspetto fotografico della rivista di allora. Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare...e mi vidi sfilare via davanti agli occhi alcuni anni, prima che realizzassi di poter io stesso prendere in mano una macchina fotografica per andare a fotografare treni. Era il 1984... se ci penso ora sono pronto a rimpiangere quello che ho perso: le ultime linee prima delle chiusure "Signorile" (fra cui lo scartamento ridotto in Sicilia...), tanti mezzi vecchio stile e un'atmosfera ancora retrò ormai svanita sotto i colpi della modernizzazione.

Mi ricordo poco prima i trenini gialli e bianchi da via Palmanova per Vimercate e Vaprio (linee chiuse nel 1980), i merci in transito a Lambrate con gli E.428, i diesel per Mantova e Ferrara con le ALn.773 sotto le arcate della Centrale, le Aln.990 in corsa sulla Pavia-Codogno e tanto altro. D'altro canto andavo ancora a scuola - gli ultimi anni delle superiori - e una reflex di qualità discreta era fuori dalla portata delle mie tasche, allora prosciugate dalla passione per i modelli in 1:87. Nel 1988 comprai una Yashica con un obiettivo 35/70 mm e iniziai a provare l'emozioni di fissare il tempo sulla pellicola, perchè è proprio questo il bello della fotografia! Abitando a Milano, quale miglior modo di cominciare se non con i tram? La realtà dell'ATM mi aveva sempre affascinato, con la varietà di mezzi in circolazione, con le Ventotto, i Jumbo e soprattutto con gli ultimi interurbani, dall'aspetto più ferroviario e pesante dei normali tram urbani. Iniziai così a girare per la città a piedi o in bicicletta alla ricerca di tutti gli angoli più fotogienici lungo i binari della vasta rete milanese. Arrivai - non senza fatica - fino a Limbiate e Desio in bici, all'inseguimento dei bloccati o delle Reggio Emilia delle linee extraurbane. E fu una buona palestra! Nulla di meglio del traffico automobilistico attorno ai tram poteva formare la mia pazienza e capacità di attesa. Una dote essenziale in un fotografo di treni, che attende per ore il treno adatto nel luogo adatto con una luce adatta.

Rimasi così chiuso nel mio mondo tranviario milanese fino al 1990, documentando in tutte le maniere linee e anche vetture scomparse già dopo solo 11 anni... Intanto ero entrato a far parte di un gruppo modellistico abbastanza numeroso, nel quale conobbi alcuni altri fotografi e appassionati di treni. Con loro iniziai a discutere di foto ai treni, da loro iniziai a capire cosa fotografare e come muovermi all'interno di una realtà ferroviaria ai tempi ancor abbastanza variegata. Grazie ai consigli di questi amici saltai così il periodo dei primi errori tanto comune a molti appassionati che si danno alla fotografia di treni: scattare in maniera "massiva" solo ai treni più colorati, attraenti e moderni. Tanti che conosco infatti rimpiangono ora di aver dedicato la loro attenzione solo a questo o quel mezzo, magari appena entrato in servizio (mi vengono in mente le E.632/633, le carrozze a 2 piani, le ALe.724), trascurando ciò che stava già scomparendo dai binari italiani. Le ultime E.428, le E.626, i locali con le Centoporte e le Corbellini, le ALn.772 o le D.341/342 sarebbero di lì a poco state ritirate dai servizi chiudendo un'era fatta di evoluzioni e rivoluzioni tecniche, ormai datate. Io invece fui indirizzato subito verso il materiale più antiquato e non mollai la presa su E.626, E.444 originali, Ocarine e ALe.883 fino a che le demolizioni non iniziarono ad essere sempre più massicce.

In quei primi giri fatti esclusivamente in treno mi avventuravo in zona, sulle linee per Lecco, Carnate, Como e Molteno. Su quest'ultima linea iniziai ad applicare il mio metodo personale nell'organizzarmi i giri fotografici. Con un treno qualsiasi scendevo in questa o quella stazione e da qui iniziavo a camminare a piedi per chilometri e chilometri lungo il binario fino a coprire gran parte del percorso e toccando tutte le stazioni fotografando ogni treno in orario in un punto del tracciato. La passione della foto mi prese a tal punto che iniziai a marinare qualche volta la scuola, per fotografare alcuni treni che al sabato non c'erano, come i merci da Lecco per Como e simili. Saltai la scuola anche per andare a beccare gli ultimissimi servizi delle ALe.883 in Valtellina o sul lago di Como, anche qui su suggerimento dei soliti amici con i quali sono rimasto compagno di viaggi fotografici fino ad oggi, dopo moltissimi chilometri percorsi in lungo e in largo per tutt'Italia. Fu Andrea Strini che mi diede l'impulso a cambiare un pò il mio panorama di viaggi fotografici, accompagnandomi sulle linee del pavese allora in chiusura a causa di importanti lavori di rinnovo. ALn.773, Breda 2400 e altri mezzi diventarono allora la mia meta, su paesaggi totalmente diversi dai precedenti.

Fu facile frequentare quei luoghi: allora si era ancora nel periodo propizio, quando molti treni locali correvano anche la domenica e non costringevano il sottoscritto a noiosi week-end di ozio. Viaggiavo sempre in treno e mi ero organizzato fin nei minimi dettagli: avevo sempre con me il mio bravo orario ufficiale e qualche foglietto di carta millimetrata che mi fecero diventare famoso nella mia piccola e ristretta cerchia di amici fotografi. Infatti prima di avventurarmi su una linea ero solito stenderne l'orario grafico - fatto in maniera casereccia - per avere rapidamente sott'occhio la posizione dei vari treni, i punti d'incrocio, eventuali merci e tanto altro. Col passare degli anni e con i primi stipendi, iniziai ad allargare il raggio delle mie avventure al di fuori dei limiti finora rispettati un pò per timore, un pò per poca ambizione. Prima con i compagni Felisa, Zanin e Canale e poi da solo viaggiai per il Veneto e il Trentino, in Toscana ed Emilia. Vidi posti sempre nuovi, inquadrature sempre diverse e finalmente treni di altro tipo, comprese molte ferrovie concesse al di fuori delle FNM e delle SNFT, allora mia meta preferita.

Ma la fame di foto non ha limiti e cominciai così a spendere tutte le mie ferie in giro per l'Italia: 2 o 3 settimane in giro per la Puglia, la Calabria e la Sardegna, Lazio o Abruzzo. Toccato profondamente nelle emozioni da alcune località visitate, vi tornai molto frequentemente: in Sardegna tornai 5 volte in 3 anni, ogni volta organizzando treni speciali fotografici sulle FDS ai quali il più delle volte partecipavo solo io e i ferrovieri; andai più volte in Calabria e in Puglia, in Friuli e nel Lazio. Ora posso dire di aver accumulato un archivio di discrete dimensioni, ma di certo non ho intenzione di smettere una passione che nonostante tutto mi offre ancora parecchi stimoli e soddisfazioni. Ci si è dovuti abituare ai graffiti, alla Polfer dall'ostinata ignoranza, ai nuovi colori xmpr così appiattenti, ai mezzi in circolazione sempre più nuovi.....ma la voglia di impugnare la mia reflex e partire....quella è rimasta immutata. Adesso viaggio in macchina, ricerco foto e mete più selettivamente di prima e mi annoio ad andare nei soliti posti; ho una moglie paziente che viaggia con me e qualche volta scatta insieme a me e una bellissima bambina appena nata che spero non diventi fotografa (!!!). Ma la fotografia attesa a lungo, appostato in un campo in cerca di quel treno particolare ancora mi riempie di adrenalina come allora...e per questo ringrazio chi all'inizio mi guidò nella mia nascente passione.

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