Ciò che ne resta...

In questo breve articolo non s'intende ritracciare dettagliatamente la storia di quei mezzi che fecero epoca sulle linee ferroviarie italiane dagli anni '30 agli '80, nè analizzare la tecnica che rivoluzionò il solo concetto di esercizio ferroviario fino ad allora in voga. Dopo alcuni brevi cenni sulle Littorine FIAT e BREDA tratti da tre opere che già ne hanno parlato diffusamente ("Dalla littorina al pendolino/Ed. Gribaudo","Le automotrici della prima generazione/Ed.ElleDi" e "La Littorina/numero speciale di Mondo Ferroviario"), l'intento è quello di fare il punto della situazione su "Ciò che ne resta". Ed è sconsolante notare quanto poco sia stato fatto per salvare dal destino triste qualche esemplare di un mezzo così significativo per la nostra evoluzione ferroviaria. Infatti, mentre all'estero si era intrapresa la filosofia della trazione diesel pesante, qui si pensava alla sua applicazione in maniera più diffusa a favore dell'esercizio su linee secondarie a scarso traffico.

Fin dai primi esperimenti degli anni '20 con mezzi a dir poco "azzardati", era chiaro il concetto di riunire in un solo veicolo con cassa rigida e leggera le caratteristiche ferroviarie e quelle proprie dell'autobus,a quel tempo in rapida diffusione. Nel 1932 la FIAT concepisce la prima automotrice leggera a benzina (ALb.48) costruita secondo i canoni tecnici ed estetici che si manterranno poi inalterati nelle serie successive. Una struttura di profilati di acciaio rivestita di lamiere d'acciaio formavano la cassa, dalla linea filante e arrotondata sui frontali, dove trovavano posto i radiatori per lo scambio del calore. Internamente, i motori - saldalmente montati sui carrelli - erano posizionati in cabina, sotto dei cofani che occupavano invero un'ingombrante parte dello spazio a disposizione dei macchinisti. La serie successiva prodotta era ancora del tipo ALb.48, in 12 unità. Di queste, 5 unità nel 1948 vennero trasformate in ALUb.24, con scomparto postale, tutte comunque accantonate prima del 1960. Dalle 4 unità ALb.48 originarie - e da altre 3 unità ex SFB, vennero poi ricavati nel 1954/55 7 rimorchi tipo Ln.55. Di questi, uno esiste ancora ed è conservato all'interno del Museo di Pietrarsa .

Nel 1933 escono di fabbrica le ALb.64, in 48 unità.Tre di queste unità furono trasformate nel 1949 in ALHb.64, per il trasporto del pesce in comparti frigoriferi. Tutte le unità sono state demolite. Sempre nel 1933 entrano in servizio 10 unità del gruppo ALb.80, più lunghe e con più posti a sedere.Queste dieci unità - più un'altra ereditata sempre dalla SFB - sono state tutte demolite entro gli anni '60. In questo periodo entra in competizione con la FIAT la fabbrica milanese BREDA, che - compresa la possibile redditività di questo nuovo settore - si lancia nella produzione di un suo modello di automotrice. I primi 3 prototipi escono nel 1933 e sono classificati ALb.72.2001-2003. Sono meccanicamente molto simili alle FIAT, ma la cassa ha un disegno diverso, con un frontale pseudo aerodinamico che poi - evolutone il disegno - caratterizzerà le Littorine BREDA fino alla loro scomparsa. Verranno trasformati per l'alimentazione a nafta (ALn.72), due saranno demoliti nel 1940, una venduta alla SV per le linee di Rocchette.

La FIAT intanto costruisce 3 unità tipo ALDb.101-103, in pratica dei furgoni postali automotori per i quali però non viene mai trovato uno specifico utilizzo, visto che già nel 1936 e 1940 risultano demoliti. Nel 1934/36 invece escono di fabbrica le prime serie più numerose di Littorine, le ALn.56.1001-1110,le prime con l'alimentazione a nafta. Di queste, nel 1939, otto unità vengono modificate e originano il gruppo ALDUn.28 con comparto bagagli. Tre unità saranno vendute nel 1951 alla SNFT e altre due successivamente nel 1955, verranno alienate nel 1960. Altre due unità  invece, insieme con una ALn.56, vanno poi a costituire nel 1940 il piccolo gruppo ALDUn.32. Le unità FS di queste serie e della numerosa serie ALn.56 vengono demolite entro gli anni '70. A cavallo della costruzione di questi ultimi mezzi, nel 1935 escono anche 50 unità del gruppo ALb.56.

Di queste, un'unità viene trasformata in ALDUb.28, altre 15 dal 1959 al 1963 vengono demotorizzate e utilizzate come rimorchi dei tipi LDn.32 e Ln.64 usati fino ai primi anni '80 e poi tutti demoliti.Altre due unità - la 119 e la 136 - sono invece vendute nel 1951 alla FSF. Nel 1980 la 136 viene parzialmente revisionata e con i propri mezzi (!) affronta un viaggio Sermide FSF - Torino andando a far parte della collezione del Museo Ferroviario Piemontese, il quale però non tiene in molta considerazione il valore di questo mezzo e lo ricovera all'aperto nella stazione di Ozegna della linea SATTI poi chiusa poco dopo. L'ultima rappresentante in assoluto di questa serie una volta così famosa rimane così per almeno 13 anni in balia della meteorologia, tanto che un bel giorno le lamiere corrose dalla ruggine cedono e lasciano che il tetto sprofondi all'interno della cassa... Ora questa unità è ricoverata al coperto (...) nel nuovo museo a Savigliano,ma sperare di rivederla circolare pare cosa assai ardua...

Tornando alla storia, nel 1935 anche la BREDA fornisce le prime 10 unità di serie costruite secondo canoni estetici sicuramente più studiati e meno automobilistici delle sorelle FIAT, classificate ALb.56.201-210. Quattro unità vengono vendute alla SFS, poi FBN, lì utilizzate fino ai primi anni '70 e poi demolite. Le altre 6 finiscono sulla FTV dove resistono fino al 1978, quando viene chiusa la linea di Noventa. Negli anni dal 1935 al 1938 vengono costruite dalla BREDA 90 automotrici serie ALn.56.2001-2090 a nafta, delle quali sopravviverà in servizio fino al 1986 solo la 2037, dipinta in bianco e usata come aula mobile sull'antiinfortunistica. Verrà poi accantonata a Fabriano e demolita alla metà degli anni '90. Alcune unità di questa serie sono cedute a ferrovie concesse in genere nel primo dopo guerra: 4 vanno alla SNFT e sono usate fino al 1983 per poi finire accantonate e demolite senza nessun pensiero nel 1999, altre 3 vanno ancora alle FTV, che ne ricostruisce una accorciandone la cassa, installando motori di ex-carri armati e usando questo pseudo locomotore DE.041 per manovre e merci. Esso sarà accantonato già nel 1971, mentre le altre 2 ALn "normali" resistono fino al 1977. Da questa stessa serie vengono ricavate nel 1968 due unità gruppo ALDn.32, miste postali, usate nelle linee intorno al DL di Fabriano, dove sono state accantonate e poi demolite sempre nel 1999. Nessuna unità di questa serie è quindi ancora esistente ad oggi...

Anche la BREDA nel 1935 sperimenta l'automotrice-furgone postale con tre unità del gruppo ALDb.201-203, tutte scomparse prima del 1945, tranne una unità demotorizzata demolita comunque nel 1971.Nel 1936/37 la FIAT progetta una serie di 25 Littorine pensate per servizi di lusso a lunga percorrenza, immatricolate come ALn.40, con cucina e sedili di classe adeguata. Nel 1940 le FS restituiscono alla FIAT 12 unità per poi ricomprarne solo 4 nel 1946. Delle unità ritornate alla FIAT, nel 1943 5 vengono comprate dalla SATTI per i servizi sulle propri linee. Le macchine FS sono tutte demolite prima degli anni '70, sulla SATTI invece restano in servizio fino ai primi anni '80. Un'unità - la 004 - viene restaurata nel 1985 dall' MFP e utilizzata saltuariamente con treni storici, un'altra (la 001)è ancora accantonata in stazione a Pont. Anche la O.M. nel 1936 si getta nella competizione e produce 3 unità alquanto differenti dalle ALn in circolazione fino ad allora. Le unità gruppo ALn.72, dalla cassa derivata dai prototipi ALv.72 (automotrici a vapore), getteranno le basi per le innovazioni tecnologiche poi introdotte con le nuove ALn.772, pur non avendo molta fortuna presso le FS. Infatti nel 1940 saranno vendute alla FP, che le userà fino ai primi anni '80 in regolare servizio. Sono state tutte demolite.

Ma è nel 1937, e fino al 1939, che escono di fabbrica le unità FIAT meglio riuscite, tipo ALn.556. Queste ricalcano lo schema costruttivo meccanico delle Littorine più vecchie, ma sono dotate del comando multiplo e di frontali più aerodinamici con un radiatore frontale avvolgente dalla forma caratteristica, che valse loro l'appellativo di "Topolino". Oltre alle 200 unità consegnate nelle serie 1200 e 1300, vennero costruite 8 miste postali serie ALDUn.220, poi convertite in normali 556. Di queste unità rimangono la 1202, conservata al Museo di Pietrarsa, e la 1238 che è conservata al coperto insieme alla 1277 da utilizzare come fonte di pezzi di ricambio presso il deposito FSF di Sermide. Questa società infatti acquistò nel 1971 5 unità per utilizzarle sulla propria linea fino al 1987. Delle 5 acquisite, solo queste 2 restano ad oggi. Altre 10 ALn.556 della sottoserie 1901-1910 sono costruite nel 1939 ed equipaggiate con freno per linee a cremagliera, per essere usate sull'ultima linea così equipaggiata Paola-Cosenza. Lì hanno prestato servizio fino al 1984. Di queste macchine solo una è ancora presso il DL di Cosenza, in attesa di demolizione, mentre la 1903 è stata restaurata in maniera esemplare e spedita in USA per essere usata su di una linea museo di un miliardario appassionato.

Ultima serie di Littorine vere e proprie fu della BREDA, ALn.556.2201-2340, nel 1938/40. Con la cassa identica alla serie BREDA precedente, possedevano anch'esse il comando multiplo. Le ultime unità hanno circolato nel 1983, presso il deposito di Benevento.In quegli anni due unità furono restaurate ed esposte in P.zza Duomo a Milano per una mostra sugli anni '30. Di esse, la 2331 è poi andata al Museo di Trieste. Lì è rimasta esposta per almeno 10 anni, poi - con l'allarmismo amianto - è stata ricoverata sigillata su un binario tronco in stazione di Prosecco, dove sembrava abbandonata ad un tristissimo destino. Ma per fortuna recentemente è stasa recuperata dal CRS di Pistoia, dove verrà sistemata e resa funzionante. Un'altra unità, la 2312, è esposta al Museo di Pietrarsa. Infine la n°2244 è rimasta accantonata a Milano Smistamento per parecchi anni, per finire poi demolita. Discorso a parte meritano due serie di Littorine un poco insolite: le ALn.776 FIAT, dalle dimensioni generose, furono costruite per la SFEN di Novara. Cessata la concessione negli anni '50, la linea e le automotrici passarono alle FS, dove rimasero in servizio fino al 1971. Sei unità furono cedute alla FG per essere usate come rimorchi, ma vennero nel frattempo demolite. L'ultma unità esistente è ancora conservata in ottimo stato in una segheria di Borgo S.Dalmazzo, usata come ufficio.

Altra serie insolita fu quella delle ALn.56.4001-4003, prototipi costruiti dall'Ansaldo nel 1939. Conobbero scarso utilizzo presso le FS e vennero cedute alla FMP di Peschiera negli anni '50. Qui vennero ricostruite e usate fino al 1967, anno di chiusura della linea. Altre 3 unità simili, gruppo ALg.56, furono usate come fonte di pezzi per la ricostruzine delle ALn arrivate alla FMP, perdendo nel frattempo la caratteristica saliente della loro progettazione: l'alimentazione a gas di carbone di legna. Dopo il 1967 le unità FMP vennero acquisite dalla SV e demotorizzate, per essere usate come rimorchi sulla linea attualmente della FAM. Nonostante alcuni interventi radicali di ammodernamento, questi 3 mezzi sono stati demoliti nel 1996. Per le ferrovie concesse si apre un altro universo collaterale sulla produzione di Littorine, principalmente ad opera della FIAT.

Tralasciando le poche unità costruite nuove (quelle per la società ACIT di Livorno, quelle per la FVO di Alessandria, quelle per la FVS di Bergamo e quelle per la TBM di Bologna), le ALn più famose sono quelle costruite per le FMS e FCS in Sardegna - con lo strano frontale aerodinamico -  e per la FCE di Catania e la sua linea a 950mm. Di queste ultime, fortunatamente ancora due unità sono funzionanti oggi e usate per treni speciali. Alla fine della storia, come avrete avuto modo di contare, i pezzi rimanenti di un parco una volta vastissimo si contano sulle dita di una mano, di questi attualmente solo tre (la ALn.40 SATTI/MFP e le 2 unità FCE) sono funzionanti.

Pregevoli progetti di restauro si attendono nei prossimi anni (la 556 BREDA a Pistoia, la 556 FIAT della FSF), ma l'obbligo è di procedere con cautela. Troppe occasioni storiche si sono perse anche in anni recenti. Ci fosse stata più coscienza del patrimonio ingegneristico ferroviario a nostra disposizione - e qui le società ferroviarie sono le principali colpevoli - non avremmo perso tanta parte del nostro passato tecnico, delle quali le Littorine hanno rappresentato un punto focale di evoluzione.