“La Maratona” di Desenzano del Garda: un esempio di “intermodalità” ante litteram

 di Francesco Di Bella

La linea Verona-Brescia-Coccaglio, primo tratto della Milano-Venezia (detta “Fernandea” in onore dell’Imperatore d’Austria) venne inaugurata il 22 aprile 1854. Il completamento di tutta la linea risale a circa tre anni dopo. Il progetto originale prevedeva un passaggio molto più a sud, all’altezza di Volta Mantovana e Valeggio, ma furono le insistenze dell’Ing. Luigi Negrelli, principale progettista, a far sì che venisse dato un collegamento ferroviario al Garda, nonostante la maggiore onerosità dovuta alle difficoltà del tracciato (si pensi al grande viadotto di Desenzano, allora realizzato in forme neogotiche e ricostruito in cemento armato dopo il bombardamento del 15/7/1944). La ragione della costruzione di un raccordo per il porto (progettato già nel 1883) si può individuare nella grande importanza commerciale, e in seguito anche turistica, dell’approdo di Desenzano, a cui arrivavano tutte le merci da e per i paesi rivieraschi, non ancora collegati tra loro dalle due strade statali Gardesane (la Orientale fu aperta solo nel 1929 e la Occidentale nel 1932).

Già allora il lago era sede di importanti opifici, cartiere e di ricche aree commerciali, mentre proprio in quegli anni si stava sviluppando l’altra grande attività produttiva gardesana, quella turistico-curativa. Terminati i lavori di interramento della zona di lago davanti all’Hotel Mayer (che durarono dal 1886 al 1909- foto 1) e di creazione della piazza allora detta “XX Settembre”, si realizzò il raccordo tra il porto e la stazione ferroviaria, che venne inaugurato il 22 giugno 1909: il nome ufficiale era “Calata Cadorna”, ma da subito i desenzanesi lo ribattezzarono “la Maratona” a causa del lungo itinerario (3708 metri) che era necessario a superare il dislivello di circa 50 metri (vedi cartina). Il primo nucleo dello scalo ferroviario al porto occupava l’area antistante la piazza, e constava di una stazione, un magazzino merci, due binari di stazionamento e uno di carico (foto 2-3). Nel 1919 si decise di arretrare lo scalo merci, per consentire un più degno affaccio al lago della piazza prinicipale del paese: fu costruita quindi una seconda darsena più grande (foto 4). Lo scalo merci mantenne poi questo assetto fino al 1955, anno in cui venne demolita la stazione. Il raccordo rimase in esercizio fino al 12 aprile 1969, data dell’ordine di servizio delle FS che decretava la cessazione del servizio. In seguito il raccordo venne completamente smantellato e nel 1979 sull’area dello scalo merci fu costruito un parcheggio (che ancora oggi viene chiamato “la Maratona” dai desenzanesi). A ricordo della precedente funzione dell’area, è stata posta una bella locomotiva a vapore (la 625.076), costruita nel 1913 e andata fuori servizio nel 1979.  

Situazione attuale 

Ben poco è rimasto delle strutture dello scalo merci, mentre è ancora possibile individuare alcuni segni del tracciato del raccordo ferroviario. Del binario in uscita dalla stazione di Desenzano rimane solo un tronco di poche decine di metri (foto 5). Ben visibile è invece la trincea che inizia ad infossarsi nei pressi della strada per la località “Mirabello” (vedi cartina). Il ponte che scavalca la trincea è ancora in uso oggi (foto 6). Altrettanto ben conservato è il sottopasso della linea MI-VE e la trincea a valle di esso (foto 7-8-9). Praticamente è scomparso tutto il resto del tracciato fino al casello in corrispondenza dell’incrocio con la Strada Statale 11 (foto 10), anch’esso radicalmente ristrutturato. L’unico segno che permane è un breve tronco di rilevato nella zona dell’attuale Viale Michelangelo (foto 11). Tra la statale e il lago, il tracciato è stato asfaltato ed è ora utilizzato come parcheggio e pista ciclabile. Tutta l’area dello scalo merci ha una fisionomia totalmente diversa da allora: gli edifici e la stazione sono stati abbattuti, al loro posto è stata costruita una palazzina per gli uffici della Navigarda (in corrispondenza degli edifici della seconda darsena costruita nel 1919); dove prima si trovavano i binari ora c’è la strada “lungolago” dietro a cui si apre piazza Malvezzi, ora completamente pedonalizzata. L’unico segno di ciò che fu rimane quindi la locomotiva 625.076 (foto 12).

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