Aosta '77 : dai ricordi di un bambino

Di quella lontana mattina mi sono rimasti solamente dei ricordi slegati, alcuni nitidissimi, altri molto più opachi. In fondo sono passati tanti anni da allora. Non ricordo infatti il trasferimento a Chivasso, ricordo invece l'eccitazione di poter partecipare ad una manifestazione straordinaria che il mio genitore illuminato (grazie Papà) ha ritenuto più importante di qualche giorno di scuola, convinto a ragione di poter trasmettere a me esperienze che di li a poco sarebbero scomparse per sempre (o quasi). Nonostante la mia età (9 anni) conoscevo già le locomotive a vapore in quanto a pochi chilometri da casa transitavano le piccole e simpatiche 880 che prestavano servizio sulla Airasca - Saluzzo. Questa infatti - a causa dell'armamento leggero - fu una delle ultime linee gestite a vapore. Ma lo stupore nel vedere quella macchina poderosa, immensa ai miei occhi, ferma alla stazione di Chivasso in attesa di trainarci alla manifestazione di Aosta quella mattina del 1977, è rimasto indelebile nella mia memoria. Non sapevo quasi nulla di quella macchina meravigliosa, mi dissero che era l'ultima 685 e io che non arrivavo neppure ai mozzi delle ruote rimasi affascinato alla vista di quella locomotiva elegante e possente che tutti ormai conoscono con il nome di "Regina". Ma le emozioni più forti la 196 le regalò in marcia: soffiava con vigore e ruggendo trainava con un' apparente disinvoltura il pesante convoglio di partecipanti alla volta di Aosta. Non posso dire quante persone ci fossero su quel treno ma le 8 o 9 centoporte erano gremite di persone, tutte fuori dai finestrini anche durante la marcia più sostenuta. C'erano fotografi dappertutto, ricordo addirittura dei giapponesi appesi ai pali dei segnali lungo la linea per poter avere una migliore inquadratura del convoglio. Rimasi stupito (e ancora oggi andando in giro a vapore sorrido pensando all'esperienza fatta) dalla quantità di carbone incombusto che la macchina eruttava insieme ai fumi; mi costringeva a tenere le mani sui lati degli occhiali che un gentile signore del GATT (organizzatori della manifestazione) mi aveva consigliato di utilizzare. Arrivati a circa metà del percorso ebbi un'altra sorpresa : dopo l'arresto del convoglio e l'annuncio del tempo di fermata si sentì un nuovo fischio, non proveniente dalla testa del treno come mi aspettavo ma dallo scalo. Seminascosta infatti era celata la 640.003 che con qualche manovra si accostò al pesante convoglio per dare man forte alla 196 sulle salite più dure verso Aosta. La 640.003 era tirata a lucido e l'evidente differenza di dimensioni rispetto alla sorella in testa al treno - a parte la similitudine di eleganza fra le due macchine - me la rese subito simpatica, quasi più "umana" agli occhi di un bimbo quale io ero. Attesi con trepidazione il fischio dalla coda che indicava la partenza del treno in doppia trazione, dopo i due provenienti dalla testa. Ricominciò l'avventura del viaggio, ancora più appagante di prima, poichè sulle curve alla visione dei biellismi in movimento della macchina di testa seguiva quella della loco di coda: era sufficiente voltarsi ammirando la bella 640. Arrivati ad Aosta infine, rimasi stupito dalla quantità di locomotive esposte e funzionanti. C'erano 740, 741, 743, 940, la 880 di Airasca, 835, 625, la 422.009 che diventerà la famosa "Lucia" del MFP. Ma il tempo offusca i ricordi, che rimangono vivi soltanto grazie ad alcune belle fotografie, realizzate in buona parte da mio papà durante lo svolgimento della manifestazione e durante il transito dei treni speciali per Nus con la 940 e la 743, oltre ad una spettacolare doppia trazione simmetrica per Prè S. Didier. Condividere con voi tutti queste foto è allo stesso tempo far rivivere e condividere una parte dei miei ricordi.