Una ferrovia fantasma

In terra sarda tutto è possibile. Il fascino è il mistero di luoghi incontaminati e il romanticismo di certe ferrovie che combattono contro la modernità per mantenere un carattere e un'originalità che altrove è andata a farsi benedire. Viaggiare sulle carrozze anni '30 ex SFSM al traino di un rombante quanto piccolo LDe in mezzo a paesaggi mozzafiato può avvenire solo qui. E questo fu lo spirito col quale mi presentai in quel giorno di Maggio in stazione a Macomer, posta esattamente di fronte a quella di Trenitalia. Il cartoncino Edmonson per Nuoro costava veramente poco. Ad attendere il mio treno solo poche persone e nonostante questo la composizione era di tutto rispetto: locomotore più 3 carrozze. Una mandria di studenti rumorosi e irrispettosi avrebbe preso d'assalto queste vetture per tornare dalle scuole nuoresi verso i paesi dell'interno fino a Macomer. Il viaggio procede tranquillo sui tornanti e le piccole stazioni sfilano come su una pellicola proiettata ai finestrini. Mi ero ripromesso di fare una sosta intermedia a Tirso, per colmare una curiosità e per verificare l'esattezza di alcune informazioni. A Tirso scesi aprendo il pesante portellone della mia "vesuviana" e già ero a osservare il paesaggio intorno alla stazione. Uno scalo molto grande perso nel nulla, fra colline e pochi alberi con il primo paese - Illorai - lontano almeno 9km. Tirso infatti non è una località, ma è il nome di un fiume che passa poco più avanti e le pochissime case vicine alla stazione sono nominate in una frazione "Stazione del Tirso". La ragione di esistenza di questo impianto così grande (5 binari passanti, un tronchino merci e un insolito binario che aggira il fabbricato viaggiatori dal piazzale esterno per ricollegarsi al piazzale opposto) sono da ricercare nel passato di stazione di diramazione per la defunta linea Tirso-Chilivani. Questa linea costruita fra il 1888 e 1894 per collegare in un'ideale rete la linea di Nuoro al nord dell'isola, era lunga 79 km, snodandosi fra paesaggi tanto belli quanto disabitati. Pochi i paesi serviti dal binario a 950mm esercito dalle SFSS. Venne chiusa nel 1969 ad ogni tipo di traffico, ma il suo fantasma resiste ancora oggi in buona parte. Molti chilometri di binario sono ancora posati e quasi tutti i fabbricati e le opere civili resistono al tempo. Curiosa la sistemazione dei binari nella stazione di partenza di Tirso, luogo nel quale mi ero catapultato alla ricerca di questo fantasma. Già in stazione rimasi folgorato dai cimeli lasciati a marcire sui binari 4 e 5 : in fila stavano parcheggiate delle vecchie Bauchiero (le tipiche carrozze a cassa in legno scomparse con l'arrivo delle unità ex SFSM), una coppia di Emmine del 1934 (costruite nel 1934 da Carminati & Toselli e OM) e soprattutto sedevano silenziose le tre Littorine Fiat del 1935 col caratteristico frontale scampanato dal grande radiatore, matricole 40.11 - 13. Starebbero bene nel museo di Cagliari, visto che ancora oggi tutti questi mezzi sono ancora lì... Una rapida perlustrazione del grande piazzale sotto gli occhi del locale Dirigente che mi chiese informazioni sul mio interesse. Mi raccontò qualche aneddoto sulla linea soppressa e mi presentò suo nonno ex ferroviere con la bellezza di 105 anni sulle spalle. Salutati, mi diressi verso la parte ovest del piazzale, dove con un scambio iniziava la linea per Chilivani. Rimasi sorpreso che la sistemazione degli scambi non permettesse un servizio diretto Macomer-Chilivani (lo permetteva solo con una bretella opportuna tagliando fuori completamente la stazione) nè Nuoro-Chilivani (se non con un complicato regresso). Mi incamminai lungo il binario abbandonato, che appena oltre la stazione appariva veramente malmesso: le rotaie corrose da anni di incuria, le traversine disseccate e spaccate e la massicciata dispersa dalle pioggie. Con sorpresa dopo qualche centinaio di metri scopro un carro merci abbandonato e poi un altro e un altro ancora... Un lungo treno di rottami dimenticati che si snodava per centinaia di metri. Alcuni completamente decaduti con solo lo scheletro metallico, altre con piante e alberi cresciuti all'interno, altri ribaltati e senza parti di rodiggio: una sensazione quasi angosciante mi prese. Ancora più avanti notai la sagoma familiare di una ADe: era la 07, parzialmente bruciata e imbarcata. Subito dietro, con alcuni cespugli cresciuti nella cassa di legno e sottile lamierino, stava un'altra Emmina del 1934. E poi ancora carri e carri. Proseguii fin quando la quantità di rovi sulla sede non mi impedì di camminare e tornai sui miei passi pensando ad un corto treno misto trainato da una qualche locomotiva a vapore... Il fantasma di una ferrovia che non vuole scomparire.