TRACCE di FVV di Massimo Mora

Il prossimo 31 luglio saranno 39 anni esatti che il “trenino” non percorre più la valle Staffora. La Voghera –Varzi, lunga 32 Km a binario unico e scartamento normale, venne inaugurata il giorno di Natale del 1931, in un periodo di grande fermento per la costruzione di nuove linee ferroviarie. Fu progettata con criteri moderni per l’epoca, elettrificata completamente, compresi i raccordi, in corrente continua a 3000 Volt e con un parco di materiale rotabile molto efficiente. Negli anni ’60, proprio nel momento in cui la direzione della gestrice “Società Ferrovie Adriatico Appennino” stava pensando ad un riammodernamento della linea, arrivò la mannaia del decreto ministeriale di soppressione e il 1 Agosto 1966 iniziò il servizio sostitutivo con autobus che è tuttora attivo. Tutto il possibile venne smantellato in breve tempo, ma il tratto tra il deposito militare di carburante di Godiasco e Voghera, venne formalmente tenuto in esercizio con trazione diesel fino alla chiusura del deposito negli anni ’90, anche se furono ben pochi i servizi effettuati. In seguito ciò che rimaneva della linea seguì la stessa sorte toccata alcuni anni prima alla tratta Varzi-Godiasco. Partendo da Varzi, la linea si dirigeva verso sud, stretta tra la riva destra del torrente Staffora e la strada statale 461, fino a Salice Terme; qui, invece di proseguire verso Sud per Voghera, la linea descriveva una curva verso Sud-Est, toccando i paesi di Rivanazzano, Retorbido, Codevilla, Torrazza Coste, per poi ritornare in direzione Est-Ovest verso Voghera, con capolinea nei pressi della stazione delle FS. Che cosa rimane della Voghera-Varzi a quasi 40 anni dalla soppressione? Qualche rotabile, trasferito più a sud, è rinato a nuova vita nella linea consorella “Sangritana”, gestita dalla stessa società FAA. Non vi è più alcuna traccia della linea aerea ed è sopravvissuto un solo piccolo moncone della palificazione nei pressi di Bagnaria; i ponti sono tuttora esistenti con i parapetti completamente arrugginiti ma originali. I binari sono totalmente scomparsi, tranne alcuni metri che fanno capolino dall’asfalto negli ex passaggi a livello di Rivanazzano, Retorbido e Torrazza Coste. Le stazioni hanno avuto destini diversi: quella di Varzi è stata demolita per far posto ad un piazzale, quella di Voghera fa da ingresso ad un parcheggio multipiano, quella di Ponte Nizza (dove esiste ancora la via Stazione) è sede degli Alpini, altre sono state abbandonate a se stesse e sono attualmente invase dalla vegetazione. Migliore fortuna hanno avuto le stazioni di Salice Terme e Rivanazzano, recentemente restaurate nei colori originali e riconvertite rispettivamente in bar-negozio e locali a disposizione del comune. Per quel che riguarda la ex sede ferroviaria, è quanto di più variegato si possa immaginare, proprio perchè non c’è mai stato un progetto comune, malgrado le tante parole, per la sua conservazione o riconversione. Alcuni comuni hanno provveduto all’asfaltatura, trasformandola in pista ciclabile, altri se ne sono completamente dimenticati lasciandola in balìa della vegetazione; chi pensasse ad una ipotetica riattivazione della linea o in una sua conversione dovrebbe oggi fare i conti con varie strutture che nel frattempo sono sorte proprio sull’ex tracciato, come un distibutore di benzina ed un deposito ANAS a Bagnaria e un campo da golf a Salice Terme oppure con l’azione del torrente Staffora che durante una piena ne ha eroso una parte. Altri tratti sono diventati strade interpoderali di proprietà privata e quindi sono abitualmente percorse da mezzi agricoli. Per cercare di conservare la memoria di questa ferrovia, ho percorso principalmente a piedi e dove possibile quasi tutta la ex sede ferroviaria, documentando con fotografie parte di ciò che attualmente rimane. Durante le varie camminate ho avuto modo di riflettere sulla ottusità di chi ha deciso la soppressione di questa e di altre bellissime linee ferroviarie, in nome di una motorizzazione di massa che a distanza di anni si sta ritorcendo contro noi stessi. Nel caso particolare della FVV, l’assurdità è ancora più evidente, poichè, a differenza di altre linee dove le stazioni erano ubicate lontano dai centri abitati e quindi non agevoli, in questo caso tutte le stazioni (tranne quella di Torrazza Coste posta a 1,5 Km dal paese) erano inserite nel contesto urbano e quindi comodissime per l’utenza. Si aggiunga che la SS 461, che doveva essere potenziata e migliorata dopo la chiusura della linea, è rimasta praticamente invariata e deve ora sopportare punte di traffico che a volte diventano insostenibili, come ben sa chi deve rientrare verso Voghera dopo una gita a Varzi o al passo del Penice. Inoltre a Varzi esistono ancora industrie pesanti, anche se meno attive rispetto al passato, e durante la settimana sono moltissimi i camion che svolgono servizio di trasporto, contribuendo all’aumento del traffico; possibile che nessuno abbia mai pensato a suo tempo di riconvertire la linea in servizio misto passeggeri e merci con scalo a Voghera ad uso delle industrie varzesi? Il raccordo allora esistente tra FVV e FS a Voghera, il medesimo scartamento e la vicinanza con le grandi città potevano agevolare enormemente Il turismo, soprattutto eno-gastronomico e termale che sono la vocazione della valle Staffora, come avviene oggi per esempio sulla Genova-Casella, sui trenini verdi della Sardegna o sui vari treni turistici gestiti da associazioni private. Invece, tranne qualche voce sporadica, nessuno si impegnò più di tanto per salvare la ferrovia e anche adesso il futuro è quanto mai incerto. Se infine si pensa che di fatto gli ultimi binari sono stati rimossi pochi anni fa, senza che nessuno muovesse un dito, lo sconforto è ancora maggiore. Si è parlato di riconversione utilizzando fondi della comunità europea, alcune associazioni organizzano interessanti eventi di vario genere per richiamare l’attenzione sul problema, ma la mia sensazione è negativa, anche perchè esempi come quello recentissimo della riattivazione della Merano-Malles ad opera della provincia di Bolzano sono delle vere mosche bianche nel panorama non solo nazionale. Quanti oggi si ricordano della FVV, quanti ragazzi sanno che un tempo un trenino percorreva la valle Staffora? Sono domande a cui è difficile dare una risposta. Spero solo che nel futuro si faccia veramente qualcosa per tenere vivo almeno il ricordo di un importante pezzo di storia dei trasporti nell’Oltrepò Pavese.

Alcune fotografie della linea ancora attiva sono qui