Il Treno dei Bimbi di Baceno

Negli anni del primo dopoguerra la situazione economica in Italia era disastrosa. Era ancor di pi¨ difficile in alcune zone geografiche, come le vallate dell'alto Ossolano. Molti si recavano da emigranti a cercare lavoro nella vicina Svizzera, non potendo per˛ spostarsi lÓ con tutta la famiglia. Nacquero quindi alcune strutture per ospitare i figli degli emigranti e nel contempo per alleviare con "le vacanze" il clima di depressione che nonostante tutto attanaglia queste popolazioni. I Frati Cappuccini s'impegnarono a risolvere i problemi del rione "Cappuccina" di Domodossola, allestendo a metÓ anni '50 un centro per aiutare e permettere lo svago dei bambini, in localitÓ Cravegna . Sorsero alcuni problemi e questo centro dovette essere abbandonato. La fortuna venne incontro a padre Michelangelo con un terreno abbastanza ampio nella frazione di Osso di Croveo, presso Baceno in Val di Devero. Come si poteva ora allestire una sorta di villaggio vacanze per i bambini della valle? Su un quotidiano apparve l'inserzione della vendita di alcune vetture tranviarie da parte dell'ATM di Milano che in quel periodo stava dismettendo gran parte del parco interurbano. Ma l'affare non and˛ in porto. Poi per caso avvenne un incontro fra padre Michelangelo e l'allora Ministro dei Trasporti Scalfaro. Una battuta pronunciata dal Ministro fece nacquere l'idea, che inizi˛ a diventare realtÓ nell' Aprile del 1966, quando un primo gruppo di vecchie carrozze FS in alienazione viene assegnato a questa iniziativa. Nel Febbraio 1967 arrivano le 6 carrozze in stazione di Domodossola. Il trasferimento da lý al terreno di Osso di Croveo Ŕ tutt'altro che facile, vista la lunghezza dei mezzi e la scarsitÓ della strada che conduce in valle. Ma con molta fatica e perizia le prime 6 carrozze giungono a destinazione a fine Agosto 1966. Vengono collocate su due binari attigui in due gruppi di tre, collegate fra di loro dai ganci e dai mantici. Sono ora dei veri e rarissimi pezzi da museo, essendo parte di gruppi scomparsi dai binari ormai da pi¨ di 40 anni. Le carrozze fanno parte di gruppi costruiti negli anni '10 e '20 (come ancora leggibile su alcune targhe dei costruttori FIAT, Officine Tallero): una mista 1^ e 2^ ABz.62.112, due 1^ classe Az.24.360 e 424, quattro di 2^ classe Bz.44.023 e 710 e Bz.40.094. Quest'ultima Ŕ in realtÓ un ex 3^ classe Cz con i caratteristici finestrini presenti solo sulle porte laterali. Tutta la struttura della cassa di questi mezzi Ŕ completamente in legno, cosý come in legno lucidato sono tutti gli interni. Nonostante alcune siano state leggermente rimaneggiate, permettono ancora di rivivere l'atmosfera di un viaggio cos' come doveva essere negli anni '10 e '20: bagagliere e lampade decorate, targhette smaltate e verniciate, maniglie ricurve in bronzo e i sedili ancora rivestiti dal mitico tessuto a righe in colore "bigio e caffŔ". Non esiste plastica, bachelite o altre pannellature entrate a far parte degli allestimenti interni dai primi anni '30. Sono tutte equipaggiate da primitivi carrelli AA, mentre i respingenti a bovolo sono stati smontati e sono visibili in giro qua e lÓ nel parco usati come seggiolini o portavasi. Essendo il tetto in legno rivestito dalla tipica tela catramata si Ŕ provveduto a ricoprirle con un'ampia copertura metallica, che le protegge dalla neve e dagli eventi atmosferici. Dopo i primi sei pezzi nel corso degli anni altri rotabili hanno continuato ad arrivare a Osso di Croveo. Prima alcuni carri merci a cassa in legno, che possiamo genericamente classificare nel tipo F o G a tetto spiovente, ma che in realtÓ fanno parte di molti sottogruppi distinti, alcuni anche rari. Ci sono un paio di carri a cassa in legno con foderine orizzontali e portelloni in legno, c'Ŕ un carro con garitta arrotondata e portellone con finestrini che potrebbe essere un antico bagagliaio ausiliario o proveniente da bottino di guerra. Sono arrivate poi 4 carrozze a due assi delle FNM, tutte del tipo con testate chiuse costruite negli anni '50 su casse di originali carrozze a terrazzini; un bagagliaio a due assi e terrazzini ex SBB e da ultimo - giunte qui nel 1991 - tre esemplari del gruppo di carrozze a due assi BI.35.000, anch'esse in ottimo stato di conservazione. La manutenzione Ŕ corrente, la ruggine Ŕ poca e ogni mezzo Ŕ verniciato in colore marrone, molto simile al castano che sicuramente queste carrozze hanno portato come livrea. Il villaggio-colonia Ŕ aperto ai bambini come centro vacanze solo nel periodo estivo, quando vengono anche allestite passeggiate, giochi e cavalcate sui sentieri delle valli vicine. D'inverno invece tutto il villaggio sembra abbandonato ma Ŕ comunque aperto e visitabile, come fosse un parco cittadino. La curiositÓ di un appassionato Ŕ tanta e potersi aggrappare ai mancorrenti di quelle sei carrozze, salendo sulle lunghe pedane laterali e sbirciando dentro, da una strana sensazione. Si vedono gli arredi, persino i quadri d'epoca interni agli scompartimenti. Manca una locomotiva a vapore, questo si. Le trattative sono state portate avanti tempo fa, ma non sono mai arrivate a conclusione. Potrebbe essere un ottimo modo di rivedere almeno un paio di queste pregiatissime carrozze ritornare sui binari come mezzi storici, magari proprio in cambio di una vaporiera da monumentare nel villaggio. ChissÓ?

Il viaggio
Il villaggio

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